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Alcuni chiarimenti sul progetto "BC² Beni Culturali Beni Comuni. Un approccio partecipativo alla valorizzazione: il Sistema museale per Mont'e Prama"

21 giugno 2012

monti pramaÈ stato diffuso su facebook e sul sito www.petizionionline.it un appello volto a contrastare il progetto di valorizzazione delle statue di Mont’e Prama, appello i cui contenuti risultano carenti ed imprecisi, e diventano pertanto fuorvianti nei confronti di quanti vengono invitati a sottoscriverlo. A tutti quelli che hanno a cuore l’argomento e approcciano con serietà i temi della ricerca archeologica la Soprintendenza ritiene opportuno offrire un quadro il più possibile ampio e dettagliato del progetto contro cui è stato formulata la petizione, fermo restando che tutte le diverse opinioni hanno assoluta legittimità e diritto di cittadinanza, mentre la cattiva informazione, l’erronea comunicazione, la mancata conoscenza vanno combattute come foriere di solo danno.

Innanzitutto la premessa metodologica alla base del progetto: a conclusione dell’attività di restauro del complesso statuario di Mont’e Prama la Soprintendenza archeologica di Cagliari e Oristano ha avviato una seria e approfondita riflessione sul relativo progetto di valorizzazione. Alla base di tale riflessione sono state poste due istanze profondamente avvertite, quella della più ampia e diffusa fruizione del patrimonio da parte della cittadinanza e quella del più profondo rispetto del contesto archeologico all’interno del quale si colloca il complesso statuario.

Tali istanze sono apparse da subito parimenti irrinunciabili, sulla base non tanto di soggettive considerazioni, quanto di esigenze oggettive, chiarissime sul piano metodologico l’una e sul fronte degli indirizzi normativi l’altra; siamo tutti perfettamente consapevoli dell’imprescindibile apporto alla conoscenza archeologica delle informazioni che un dato materiale riceve dall’inserimento corretto all’interno del proprio contesto di produzione all’origine e di rinvenimento poi; siamo altresì avvertiti del chiarissimo indirizzo sotteso ad ogni attività di ricerca, tutela e conservazione, che trovano il fine ultimo, come esplicitano il Codice dei beni culturali e la stessa Costituzione, nella fruizione ai fini della promozione culturale.

 Da queste riflessioni è scaturito un vero e proprio progetto culturale, che ha cercato di cogliere il senso più profondo della contestualizzazione del complesso di Mont’e Prama, all’interno del territorio del Sinis, certamente, ma anche all’interno di un più ampio quadro di relazioni con i fenomeni culturali e archeologici dell’intera Sardegna nuragica in particolare e pre-protostorica in senso più ampio. Ne è scaturito un progetto che ha inteso farsi carico dei molteplici significati e dell’articolato potenziale narrativo insito nel complesso archeologico di Mont’e Prama, cercando di non mortificare nessuno dei capitoli, ma di offrire al pubblico un racconto il più possibile articolato e significativo, sempre all’interno di un unico percorso museologico.

Il progetto, ben lungi dall'essere un progetto di "smembramento" come viene descritto nell’appello, si ripropone la creazione di un soggetto museale nuovo nel suo genere, unitario nella progettazione e nella comunicazione al pubblico, profondamente chiaro nella comunicazione di tutte le informazioni di contesto che da uno scavo peraltro assai problematico è possibile ricavare, articolato su due sedi espositive tra loro intimamente correlate in sede di progettazione e intese unitariamente come logica di fruizione, funzionali ciascuna alla narrazione di un diverso capitolo di un unitario racconto storico archeologico a partire da Mont'e Prama (la sua genesi e relazione nel quadro delle culture archeologiche della Sardegna e la sua relazione con l'esperienza plurimillenaria della plastica a figura umana da un lato; il suo significato all'interno dello sviluppo culturale del Sinis e della sua specificità territoriale dall'altro).

Un progetto dunque che non intende "mettere" alcune statue di qua, alcune statue di là, come è stato raccontato; ma che intende realizzare un nuovo soggetto museale, unitario nella progettazione, plurale nelle sedi espositive, supportato da tutti gli opportuni accorgimenti che le moderne tecnologie per la riproduzione e l'informazione mettono a disposizione di un simile progetto, al fine di non mortificare la corretta conoscenza e la conservazione integrale delle informazioni. Tale progetto, sottoposto al parere del Comitato tecnico-scientifico di settore per i beni archeologici nel 2010, ha ricevuto il pieno apprezzamento del medesimo comitato, parere condiviso dalla stessa Direzione generale per le antichità.

 Il parere espresso è stato il seguente: "La Soprintendenza per i Beni archeologici di Cagliari e Oristano, d’intesa con la Direzione Regionale, nell’imminenza della conclusione del restauro dell’eccezionale complesso archeologico di Mont’e Prama, ha presentato un progetto di valorizzazione del sistema museale articolato su più poli, a partire dal rinnovo degli spazi espositivi esistenti del Museo Nazionale di Cagliari, dalla destinazione del polo di S. Pancrazio a funzioni espositive e di servizi museali e aggiuntivi, dalla progettazione di un Sistema Museale per Mont’e Prama. Il Comitato, esaminata la documentazione e le relazioni che illustrano il progetto, esprime vivo apprezzamento per la scelta culturale e strategica che sottende questo Sistema museale diffuso che saprà contestualizzare il patrimonio archeologico nel territorio regionale, in modo organico e coerente, con attenzione tanto allo specifico contesto di rinvenimento, quanto al più ampio quadro archeologico della Sardegna, e avrà una positiva ricaduta sul piano culturale e turistico".

La Soprintendenza non ritiene secondario il fatto che un progetto così orchestrato tende a valorizzare una fruizione integrata del territorio e delle radici culturali della Sardegna, in maniera ampia e ricca di reciproci rimandi, al di là di vecchie e sterili logiche di campanile tra “centro” e “periferia”, proponendo viceversa un sistema di lettura del patrimonio all’interno del suo più ampio contesto culturale e territoriale; che tale impostazione possa portare a favorire circuiti di conoscenza e di approfondimento anche in chiave turistica, lungi dall’essere un elemento condizionante del progetto, ne costituisce piuttosto una virtuosa potenzialità.

A fronte di tutti questi elementi di messa in valore del patrimonio, la Soprintendenza ha valutato che la rinuncia alla visione integrale del complesso archeologico secondo il solo principio dell’unità di luogo sia una rinuncia ampiamente compensata dai benefici in termini di conoscenza, approfondimento, ricchezza espositiva, potenzialità narrativa, pluralità di approccio; una rinuncia estremamente ridotta, peraltro, condensata in una porzione limitatissima del complesso, che per il resto verrà esposto tutto insieme e integralmente, un complesso sulla cui qualificazione come tale da archeologi seri abbiamo, peraltro, pochissima legittimità a parlare; non sappiamo minimamente quante fossero le statue in origine, sappiamo con certezza che non le esporremo mai nella loro “integrità” né tutte insieme, possiamo avanzare solo labilissime ipotesi circa i dati originali di quel famoso “contesto”, e sperare che dalla ripresa imminente degli scavi, cui è stata destinata una quota consistente dei tanto criticati fondi Arcus, possano finalmente arrivare risposte più complete. Una rinuncia della quale siamo perfettamente consapevoli e che è piena intenzione in sede di realizzazione del progetto di compensare con tutti gli strumenti a disposizione dell'informazione, della riproduzione, dell’integrazione tra mezzi di comunicazione.

Naturalmente la Soprintendenza non pretende che non si esprimano o si rivedano opinioni in proposito, anche quelle espresse attraverso campagne di comunicazione mendaci e poco approfondite; ma spera di essere riuscita a significare che il progetto di valorizzazione di Mont’e Prama si basa su una seria e approfondita riflessione, su profonde istanze culturali e sulla volontà di offrire al pubblico e agli studiosi il più ampio panorama possibile di strumenti di lettura del relativo contesto archeologico. Certamente non su logiche opportunistiche, su volontà spartitorie, su esigenze "elettoralistiche" (! anche questo si è scritto), su visioni antiquarie e tanto meno sul dispregio dell’esigenza di una conoscenza contestuale del dato archeologico.

Chi avrà interesse ad approfondire ulteriormente queste tematiche potrà seguire anche su questo sito l’attuazione del progetto BC2 (www.sardegna.beniculturali.it/bc2), volto specificatamente alla partecipazione e alla conoscenza del progetto di valorizzazione, che offre a chi desidera approfittarne momenti di confronto e dialogo volti ad apportare al progetto il proprio contributo di collaborazione.

 Il Soprintendente

dr. Marco Minoja

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