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Polemiche sugli scavi a Mont'e Prama: comunicato della Soprintendenza Archeologia della Sardegna

27 luglio 2015

monti prama Alle polemiche infondate di questi giorni è necessario che la Soprintendenza fornisca risposta con l'evidenza della verità.

Il lavoro in corso in queste settimane a Mont'e Prama rappresenta un intervento di grande qualità i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti: per la prima volta è stata integralmente riaperta l'area archeologica evidenziando la posizione delle tombe di tutti gli interventi precedenti, quelle già scavate e quelle ancora da indagare, la presenza delle loro lastre di copertura nonché ogni ulteriore dato stratigrafico e strutturale, in modo finalmente esaustivo a comprendere nella sua integrità lo stato del complesso archeologico di Mont'e Prama.

Il lavoro di ripristino delle superfici di scavo degli anni '70 ha comportato lo scavo di strati già rimossi e incoerenti, ossia centinaia di metri cubi di terreno di riporto; per tali operazioni in ogni scavo archeologico vengono impiegati, con le dovute precauzioni, mezzi meccanici che supportano l'attività degli archeologi in modo del tutto proficuo e corretto dal punto di vista metodologico; questa affermazione non teme alcuna smentita e potrà essere confermata da qualunque archeologo che abbia una minima esperienza di cantiere: l'asportazione a cazzuola di enormi cubature di terra già mossa o superficiale rappresenterebbe non solo un procedimento metodologicamente inutile, ma anche un immenso spreco di risorse pubbliche.

In questi termini anche a Mont'e Prama è stato impiegato proficuamente un piccolo mezzo meccanico, di dimensioni adeguate all'intervento, del tipo a lama piana, tra tutti il più indicato per la rimozione di strati superficiali in un cantiere archeologico.

Ridotti contatti con materiali archeologici, mai del tutto escludibili, non possono dunque che avere determinato minime scalfitture, che non hanno minimamente danneggiato i reperti, in questo caso peraltro incontrando superfici già abrase; nel caso delle lastre bisogna poi rilevare come questi reperti abbiano subito, nel corso dei decenni, diversi spostamenti durante lo scavo e i successivi riposizionamenti; la pietra tenerissima di cui esse sono costituite può avere dunque subito nel tempo qualche minimo danneggiamento, che non altera in alcun modo il dato archeologico, che è sicuro, chiaro e ben tutelato dalla Soprintendenza.

A Mont'e Prama si sta operando dunque con la massima diligenza; quanto ai dubbi sulla professionalità impiegate mi fa piacere sottolineare che per la prima volta a Mont'e Prama scavano esclusivamente specialisti di archeologia nuragica, in particolare il dottor Usai della Soprintendenza, ad oggi il massimo conoscitore del Sinis nuragico, e il dott. Franco Campus per la cooperativa Archeosistemi, selezionato proprio in virtù del suo specifico e ampio curriculum di archeologo protostorico sardo; entrambi validissimi colleghi sardi, come sardo è il personale di supporto tecnico al cantiere e di manovalanza. Un'archeologia integralmente sarda al servizio di Mont'e Prama.

Si è rilevato come questo intervento sia in contrasto con gli scavi effettuati di concerto da Soprintendenza e Università; niente di più sbagliato. Il cantiere attuale, già programmato, prevedeva sin dall'inizio l'esecuzione a cura della Soprintendenza, ben inteso, della Sardegna. Gli scavi delle Università e della Soprintendenza, attualmente sospesi, sono oggetto di una revisione progettuale già chiaramente indicata dalla Soprintendenza ai Rettori delle due Facoltà, dal momento che alcuni aspetti del progetto devono essere meglio chiariti proprio per soddisfare le esigenze di piena scientificità e correttezza metodologica; va da sé che per il miglior prosieguo di tale progetto sarà precisa cura della Soprintendenza tenere conto delle giuste sollecitazioni sorte dal mondo accademico, in merito alla titolarità delle Università di dispiegare le proprie competenze, specificatamente quelle rivolte alla protostoria sarda e all'archeologia nuragica, ottimamente rappresentate tanto a Sassari come a Cagliari.

 

Il Soprintendente archeologo della Sardegna

dott. Marco Edoardo Minoja

 

Cagliari, 27 luglio 2015

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